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Author Topic: Myths & Legends  (Read 497 times)
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Norman Lowell
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« on: June 16, 2015, 03:56:10 PM »

https://www.youtube.com/watch?v=x7XGaoOlar8


The continuing importance of the Myth of Excalibur.
As with the Myth of the Grail - it is Myths and Legends that will save our Race.
Above History, above the mundane Politics of today:  MYTHOS!



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« Reply #1 on: February 15, 2017, 02:59:41 PM »

https://www.youtube.com/watch?v=y3cXcS49D64


Excalibur • O Fortuna - Carmina Burana • Carl Orff

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Will to Power.
The fight between real Men for the Eternal Female: the exquisitely Feminine.
MYTHOS: above History, above Politics, above all that is transient and mundane.



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« Last Edit: February 15, 2017, 03:20:13 PM by IMPERIUM » Report to moderator   Logged
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« Reply #2 on: February 23, 2017, 03:38:07 PM »

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=58362


Il Mito ci salverà
di Marcello Veneziani
- 20/02/2017

Se la storia finisce, la politica fallisce, la ragione si spegne e la religione declina, l'economia non regge e la finanza si sgonfia, cosa può salvarci da questa corale e fatale percezione di decadenza? Solo un mito. Non un'illusione o una bella menzogna, ma un mito. Perché un mito non è verità ma non è nemmeno finzione. E' vedere il mondo con altri occhi, sotto altra luce. Il mito non è oscurantismo ma diverso splendore. Non è post-verità, curiosa ossessione di un'epoca relativista, ma altra cosa dalla verità e dalla dissimulazione.

Il mito è il fondo originario che precede la storia, la politica, il pensiero, l'arte, la religione e perfino l'economia. E' da lì che traggono spunto e incanto, è lì che ritrovano il loro impulso iniziale e la loro energia creativa. Ed è lì, nel mito, che si possono ritrovare ora che la storia e la politica, il linguaggio e il pensiero, l'arte e la comunicazione, la teologia e la fede, l'economia e addirittura la scienza, perdono la loro spinta propulsiva. Non resta che il mito, perché il mito è prima dell'inizio e dopo la fine: lo sostengo nel mio nuovo saggio, Alla luce del Mito uscito da Marsilio. Finito l'intellettuale verrà il tempo del mitoforo, dopo il filosofo verrà il mitologo?

Prendiamo il caso dell'Italia. Fosse per gli indicatori biologici, anagrafici, sociali ed economici, l'Italia dovrebbe essere già morta. Il cuore non batte, la mente non pensa o è altrove; i morti superano i nati, i vecchi superano i giovani, i singoli e i separati superano i congiunti, i pensionati, i precari e i disoccupati superano i lavoratori. Non nutre aspettative, non si cimenta in nuove imprese, si crogiola nel declino. Tutto dice, da un pezzo, che l'Italia non ha più scampo. Solo il mito la sorregge: il suo racconto, i suoi siti, i suoi simboli, il suo brand, la sua rappresentazione nel mondo mantengono in vita la sua identità. La storia d'Italia è finita, il mito d'Italia vive. Così l'Europa, in origine fu un mito. Forse riportandola al suo inizio mitico, ritirandola al suo principio, come scrive Machiavelli, sarà possibile accendere un calore di vita in questa unione incapace di darsi una linea geopolitica, strategica, militare, culturale unitaria.

Ma cosa s'intende qui per mito? Oggi i miti classici, i miti greci in particolare, ma anche le grandi narrazioni dei miti orientali, hanno una fioritura sorprendente. Però non mi riferisco a questo ritorno di fiamma degli dei antichi, ma a due cose diverse. Da una parte i miti come racconti di fondazione, richiami originari, e quel che può rientrare in un filone favoloso, suscitatore d'incanto, bellezza e poesia, grandi imprese e grandi sogni che vogliono farsi realtà. Mitica è l'infanzia, mitico è l'amore. Il mito in questa chiave è una forma mentis originaria che appartiene al nostro essere, come compresero Platone e Vico, e fior di artisti non solo romantici. Gli scrittori del mito sono belpensanti, tutt'altra cosa dei benpensanti. Ma oltre la bellezza del mito, ho tentato di tracciare un mitopensiero, e dunque una rielaborazione critica del mito.

Dall'altra parte dilagano i miti nel presente, inclusi i mitoidi e gli pseudomiti, animano la pubblicità e lo storytelling, i film, la musica e lo sport, fabbriche di miti per eccellenza; i viaggi, le esperienze eccezionali, lo stupore dei bambini e l'ardore degli amanti. I miti prendono corpo non solo sulle spoglie della ragione disfatta ma anche nel cuore dei sentimenti, dei desideri e dei sogni che abitano ogni uomo. Certo, bisogna distinguere tra i miti che elevano e quelli che portano in basso; tra gli eroi e gli idoli, tra i modelli positivi e quelli devastanti, per non dire degli usi e gli abusi dei miti in politica. Qui ci soccorre il pensiero critico che è indispensabile filtro dei miti, argine alle sue intemperanze e antidoto alle sue degenerazioni. Dietro l'angolo c'è sempre il pericolo della mitomania, del narcisismo e dell'idolatria, del raggiro tramite i miti per carpire fiducia, fama e denari. Anche le religioni quando si ritirano dal mondo lasciano una scia di miti, un alone mitologico, nel quale si ritrovano – come agli inizi – le tracce delle loro fedi. Dove finiscono le aspettative perdute della religione, dove sono disperse o deviate? Abbiamo bisogno di proiettarci fuori dall'io e dalla routine quotidiana.

Il mito è una dimensione costitutiva, essenziale dell'animo umano, un bisogno fondamentale a cui non sappiamo rinunciare; e se lo cacciamo dalla porta rientra contraffatto e subdolo dalla finestra. Ma il mito è anche il solo competitore globale della tecnica. Perché oggi solo la tecnica e il mito hanno una potenza di mobilitazione e di trasformazione del mondo perduta in altri ambiti, parlano un linguaggio universale che può essere inteso da tutti, ciascuno al suo livello, hanno insomma una vocazione planetaria a guidare il mondo. Naturalmente competitore non vuol dire necessariamente nemico, e tantomeno nemico assoluto. Mito e tecnica possono essere avversari e contendersi la guida del mondo, o concorrenti e possono compensarsi a vicenda. Entrambi sono legati in origine a un pensiero magico, teso a modificare il mondo e la sorte. Ma il mito ha carenza sul piano pratico-strumentale e la tecnica ha carenza sul piano della parola e della visione. Le mani della tecnica hanno bisogno degli occhi del mito. E l'uomo ha bisogno di mezzi per vivere e per trasformare il mondo ma anche di miti per conoscerlo e per trascenderlo. Da qui l'urgenza di ripensare i miti e di sprigionarli nella vita. Un mito ci salverà, forse.

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Simply superb!
Myths and Legends will keep Europe alive - keep us, Europeans fighting for Regeneration.
Myths, above Politics and Economics - Myths: our Salvation.

From  - CREDO: A Book for the Very Few
Chapter 22
TOWARDS AN AUTHENTIC RELIGION FOR THE WHITE MAN


...Mysticism and science are not antagonistic.   They are complimentary.   When one rises a notch, the other follows.   The White Man may go to the furthest stars – there he will still need a belief; a CREDO....

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So the Myth is the Eyes that give vision even to Economic affairs.
Economics are the hands that actualize, propel the Vision into Action and tangible result.
Mysticism and Science are not antagonistic - but complimentary.   



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« Reply #3 on: February 27, 2017, 06:32:07 PM »

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=58393

Alla luce del mito
di Marcello Veneziani - 26/02/2017

Fonte: Marcello Veneziani

Roma, 21 febbraio, Palazzo Wedekind, sala Angiolillo, presentazione dell’ultimo libro di Marcello Veneziani “Alla luce del mito” attraverso un dialogo tra lo scrittore e il noto critico d’arte Vittorio Sgarbi. La cornice che ospita i due straordinari intellettuali è sita nell’antico palazzo che ospita la storica sede del quotidiano Il Tempo, a pochi passi da Palazzo Chigi, sede del governo.

Veneziani, noto giornalista e filosofo, inizia la sua presentazione sostenendo che “Il mito non è un tema soltanto accademico e filosofico ma un tema centrale della nostra epoca” che ci aiuta ad elevarci al di sopra della quotidianità. Quotidianità che in quelle ore, proprio nei pressi del Palazzo che ci ospita, registra scontri tra tassisti e ambulanti in protesta e forze dell’ordine. Un malcontento di migliaia di lavoratori che, grazie ai due relatori, è mitigato agli ospiti in sala.

“Il mito è un bisogno dell’anima” continua Veneziani “è la capacità di proiettarci in un’altra dimensione”, “un piano elevato da dove si scorge il bello del mondo”. Sicuramente una dimensione diversa da quella definita da Vittorio Sgarbi, che nelle sue prime battute del dialogo la concentra soprattutto in un’accesa critica verso quel femminismo ridondante, a suo dire, tipico della presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini.

Edito da Marsilio Editori, nella collana dei nodi, “Alla luce del mito” è un libro che segue un percorso iniziato dall’autore diversi anni fa con Amor fati, Vivere non basta e Anima e corpo, solo per citare alcune delle sue opere dove Veneziani approfondisce con semplicità ma in maniera completa i vari aspetti della vita e delle sue sfaccettature spirituali.

1) Scrittore, giornalista, filosofo. Qual è il vero Marcello Veneziani?

Non ci sono veri e falsi Veneziani, ma gradi diversi: a pianterreno c’è quello che vive nei suoi giorni e commenta i suoi tempi facendo il giornalista, il polemista, anche satirico; poi salendo c’è quello che si lascia condurre dal suo cuore e dai suoi sentimenti, scrivendo testi letterari di ricordi, figure ed esperienze di vita; infine, c’è quello che legge, pensa, scrive nel segno di una visione del mondo, e che definirei pensatore più che filosofo.

2) Negli ultimi suoi libri, a differenza di quando scrive articoli politici, lei ha sposato un filone filosofico spirituale. E’ questa la vera dimensione di Veneziani?

Le altre non sono finte o marginali, sono semplicemente meno rilevanti, secondarie, dal mio punto di vista.

3) Perché oggi un libro sul Mito?

Perché se la storia finisce, la politica fallisce, la ragione si spegne e la religione declina, l’economia non regge e la finanza si sgonfia, cosa può salvarci da questa corale e fatale percezione di decadenza? Solo un mito. Non un’illusione o una bella menzogna, ma un mito. Perché un mito non è verità ma non è nemmeno finzione. È vedere il mondo con altri occhi, sotto altra luce. Scoprire altri orizzonti, altre chiavi di lettura. E del resto, i miti scacciati dalla porta sono rientrati dalla finestra in forma di idoli, feticci, totem, film e spot pubblicitari.

4) Crede che l’attuale società, improntata ormai da decenni soprattutto verso la tecnologia, abbia bisogno di riscoprire miti ed eroi?

I miti – e gli eroi – sono bisogni permanenti dell’umanità perché consentono di proiettarsi in una dimensione superiore, in una vita più grande, in un racconto di fondazione. La tecnica amplifica la sfera dei mezzi, modifica il mondo e dunque manipola la realtà, il mito consente di avere un’altra visione. La tecnica è mani, il mito è occhi.

5) L’epoca in cui viviamo è vittima di una civiltà imbarbarita dai social e dagli smartphone o abbiamo noi uomini peggiorato la nostra società con la scarsità di importanza che diamo ai valori primari?

È evidente che l’abuso barbaro di social e smartphone concorre a generare un’inciviltà di ritorno, ma alle origini c’è la nostra perdita di visione e di energia spirituale, di anima e di mente, e il nostro totale assoggettarci ai mezzi, alle merci, a ciò che per definizione è strumentale e non può essere il senso e lo scopo dell’esistenza.

6) Alcuni detrattori del pensiero filosofico sostengono che la filosofia è fine a sé stessa. È così?

La filosofia non serve a niente, ma la parola chiave su cui intendersi è servire; pensare non è un esercizio servile, è una delle condizioni primarie, se non la condizione primaria, della nostra umanità. Pensare la vita e la morte, il mondo e le cose che stanno, che vanno e che spariscono, è la coscienza elementare di essere al mondo. Ed è la premessa per poi orientarsi nel mondo, compiere scelte, realizzare imprese.

7) Cosa pensa dall’attuale situazione politica incentrata sul leader, sulla persona, piuttosto che sugli ideali come accadeva prima di Mani pulite?

Dubito che prima di Mani pulite la politica fosse mossa solo dagli ideali… Ma è senz’altro vero che una politica ridotta solo a leadership televisive, priva di storia, di cultura politica, di motivazioni comunitarie, sia destinata a finire male.

8) Berlusconi ha fatto il suo tempo, Salvini è estremista ed euroscettico, la Meloni non credo abbia le potenzialità necessarie per essere un vero capo coalizione, lei ha mai pensato di candidarsi a guida del centro-destra?

Ognuno deve fare il suo mestiere ed essere consapevole dei suoi limiti e delle sue virtù. I miei difetti e i miei pregi sono incompatibili con la politica. Mi affaccio già abbastanza nella realtà politica ma nel ruolo che mi è più consono, di osservatore critico, di suggeritore, di cultore…

9) Condivido il suo pensiero a riguardo della politica in cui “… un singolo si riconosce cittadino e prende coscienza di appartenere a una polis …” Se è vero che già ai tempi de “L’Italia settimanale” lamentavamo i vizi e i malaffari di una politica che ci andava stretta, quanto questa “Patria” è ulteriormente peggiorata negli anni e quanta rassegnazione verso il futuro ci consegna?

Non voglio aderire alla convinzione involuzionista che il dopo sia sempre peggio del prima anche se purtroppo ci sarebbero molti argomenti e molti esempi per sostenerlo. Diciamo che in ogni epoca, in ogni ciclo storico, ci sono fasi ascendenti e fasi discendenti e noi probabilmente ci troviamo a vivere ora nella seconda parte, anche perché sono spenti gli sguardi rispetto al futuro, non ci sono aspettative, non c’è voglia di avvenire.

10) Un pensiero alquanto populista direbbe che gli Italiani aspettano che ci sia il sole per fare la rivoluzione. Secondo lei si stancheranno i nostri compatrioti di guardare il bollettino meteo in attesa dell’anticiclone giusto per scendere in piazza o desisteranno del tutto dall’idea di ribellione (per alcuni necessaria), che oggi (forse tolta la sola classe dei tassisti) nessuno sembra (ancora) avere il coraggio di inscenare?

Le rivoluzioni di solito nascono da maggioranze che non hanno più nulla da perdere guidate da minoranze che hanno perduto qualcosa… Noi viviamo meno bene di qualche anno fa, ma non al punto disperato in cui sorgono le rivoluzioni. E poi riteniamo che la chiave dei nostri problemi non sia più storica, politica o di cambiamento del sistema, ma privata, individuale, a misura dei propri personali problemi.

11) Uno dei suoi passi più belli recita:

“Per una famiglia fondata sull’abuso ce ne sono 100 fondate sull’amore”. Quanto cambia, secondo lei, tale affermazione e in che senso, alla luce delle nuove teorie gender e delle aperture verso “nuovi mondi” da parte d’istituzioni e, soprattutto, di una parte della Chiesa? L’affermazione, grazie a Dio non cambia in presenza delle teorie gender, semmai si rafforza e si ripete: per ogni transgender ci sono cento persone legate alla loro identità originaria… Certo, c’è un clima ideologico, prima che culturale, che spinge non a tutelare i mutanti ma a valorizzarli, ed elevarli a modello di riferimento, quasi sperimentatori in avanscoperta del futuro dell’umanità, quando tutto, compreso i sessi e la natura, saranno variabili a disposizione della nostra volontà di autorealizzazione. E’ curioso pensare che si aborre la carota ogm mentre si guarda con favore all’umano ogm. Col beneplacito della chiesa bergogliana che vuole inseguire il proprio tempo e finirà investita sotto il tram (e il trans) dal suo tempo…

12) Come sarebbe stata la sua vita se non fosse stato ciò che oggi lei è e rappresenta per molti suoi lettori?

Scrissi una volta in un libro, la Sposa invisibile, che la vita è per me un pretesto narrativo per scrivere, può immaginare come reputo decisivo e non marginale il mio rapporto di mente, cuore e scrittura/lettura con i lettori.

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See previous post.
The Great Veneziani continues on the importance of Mythology, Myths, MYTHOS.
A truly remarkable Political-Philosoper.




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